Cannabis

Kief, cosa è questa polvere e come ottenerla

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La marijuana è una pianta che offre un’ampia varietà di scopi e di forme di utilizzo. È sorprendente quanti usi, prodotti e funzionalità possiamo trovare partendo da una semplice pianta. Ancora oggi, ricercatori e consumatori, si meravigliano delle potenzialità e dei segreti ancora nasconde questa pianta. Tra questa vasta gamma di prodotti, ne troviamo anche uno non tra i più conosciuti ma di cui avresti potuto sentir parlare: il Kief.

Cos’è il Kief

La marijuana, in attesa di essere impollinata, genera una resina che ingrassa i suoi germogli. L’obiettivo di questa attività è proteggere dagli agenti esterni i recettori del polline della pianta maschile, fino a quando non si verifica la fecondazione della femmina.

Questa resina non è un caratterizzata da un fluido che drena attraverso la pianta, come accade in altre piante che trasudano, ma è composta da uno strato di piccoli bastoncini che coprono il bocciolo proteggendolo principalmente dagli animali erbivori, i quali si ritrovano a fare i conti con una forte sensazione  di disorientamento una volta giunti a contatto con la resina. Sensazioni che consiglieranno a questi animali di lasciar perdere l’idea di mangiare questa pianta.

Il Kief è una forma altamente concentrata di cannabis, ottenuta rimuovendo le ghiandole di resina e il rivestimento dai tricomi. I tricomi sono i minuscoli cristalli che troviamo sulle cime della pianta di Cannabis ed è dentro di essi che si trova la resina della pianta, zeppa di cannabinoidi e terpeni.

Come ottenere il kief

Quando usiamo la marijuana, solitamente è perché intendiamo assumere nel nostro organismo quelle sostanze che producono gli effetti stupefacenti e/o di rilassamento.

Tuttavia, non tutti sono consapevoli del fatto che quando fumi erba, questi elementi di cannabinoidi rappresentano solo, e nel migliore dei casi, circa il 30% del prodotto consumato, il resto è materiale vegetale carbonizzato che finiamo per introdurre nel nostro corpo.

Il kief può essere ottenuto in diversi modi, sebbene possiamo dire senza dubbio che i metodi più popolari sono l’uso di una smerigliatrice di almeno tre scomparti o una maglia .

Esistono principalmente due modi più diffusi per produrre il kief, ognuno dei quali è caratterizzato da un proprio processo di estrazione.

L’uso di un grinder

La prima tecnica, quella più diffusa, consiste nel raccogliere i tricomi accumulati nel proprio grinder. Quello di macinare erba con il grinder è un metodo efficace per sminuzzare le parti vegetali e e ottenere, nello scompartimento sottostante, residui di resina. Noterete che la maggior parte dei tricomi rimarrà attaccata alle cime durante la macinazione, ma alcuni finiranno per cadere nel piano di sotto, permettendone la raccolta. Man mano che si macina, spinello dopo spinello, un residuo di tricomi finirà per riempire il vano del grinder.

Questo metodo è efficace, ma anche un po’ lento: occorreranno diverse macinazioni prima di ottenere una riserva di tricomi tale da poter produrre il vostro Kief.

Esistono sul mercato anche dei grinder appositamente ideati per la raccolta del kief. Questi sono caratterizzati dalla presenza di 3-4 vani e una rete metallica che permetteranno di collezionare più facilmente, e con una qualità maggiore, i vostri tricomi.

L’uso della scatola a setaccio

La scatola a setaccio, il cosiddetto Sifter Box, è un modo che troverete semplice ed efficace per ricavare il vostro kief, anche perché è stato ideato appositamente per questo. Il Sifter Box non è altro che una scatola suddivisa in tre vani e che contiene uno schermo metallico a maglia fine oltre a un pannello removibile in vetro scuro. Vi basterà posare la Cannabis al piano superiore della scatola e scuotere in modo tale da costringere i tricomi ad attraversare la rete metallica, finendo per posarsi sul pannello in vetro da cui potrete raccoglierlo.

Consumo di Kief

Il kief è caratterizzato da una concentrazione di tricomi, quindi siamo di fronte alla fonte più pura possibile di tutti quegli elementi, chiamati cannabinoidi, responsabili degli effetti associati alla pianta di cannabis. È per questo motivo che il consumo di una piccola dose di kief può avere effetti persino maggiori rispetto al consumo di una sintesi dell’intero bocciolo stesso.

La natura fisica del kief, che viene ridotto più o meno allo stato di polvere, porta al fatto che il suo uso avvenga semplicemente ‘spruzzandone’ una quantità sul tipo di prodotto che si intende consumare. Per esempio, si può ‘spruzzare’ un po’ di kief sulla marijuana utilizzata per preparare uno ‘spinello’ e così intensificarne e aumentarne gli effetti.

Essendo gli effetti del Kief, come detto, così intensi, è sempre raccomandabile monitorarne il dosaggio e stare attenti a non esagerare.

Poiché il kief si presenta allo stato finale come una polvere, i suoi usi possono essere svariati e non limitarsi a una sua aggiunta in uno ‘spinello’. C’è anche chi ha avuto idee un po più ingegnose, come mescolare il kief con la farina e quindi l’impasto per una pizza, o per una torta. C’è chi lo utilizza mescolandolo al caffè, e chi addirittura lo scioglie nel latte.

L’esposizione al calore attiva in maniera estrema i cannabinoidi presenti in questa polvere, rendendo i suoi effetti quasi immediati e dalla potenza e durata di molto superiori.

 Effetti del Kief

Il kief puro e ben realizzato (cioè senza resti di piante o tricomi troppo maturi) ha effetti leggermente diversi rispetto alla normale marijuana. È stato infatti accertato che il kief abbia un effetto psicoattivo (stupefacente) ben al di sopra di quello riscontrabile in normale consumo di marijuana. Tale effetto genera sensazioni molto più forti e allucinazioni ancora più sorprendenti.

Questo è il motivo per cui è necessario ribadire che sebbene il consumo di kief sia molto più interessante, bisogna tenerne sotto controllo il dosaggio, essendo pericoloso un suo abuso. Molti esperti concordano sul fatto che la dose sicura di kief corrisponde a un terzo della dose abituale di erba.

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