Fitness

Corsa, un’attività praticata da sempre

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Origini: born to run

La struttura scheletrica e le modalità di consumo energetico dell’uomo si sono sviluppate nel tempo per far sì che i nostri antenati si distaccassero dagli altri primati e tutto ciò avvenne anche grazie alla capacità dell’uomo di correre.
Infatti diversi studi sugli antichi ominidi e sulle scimmie hanno evidenziato che le modificazioni strutturali avvenute durante l’evoluzione non hanno solo portato l’uomo in una posizione eretta per poter camminare, ma hanno principalmente creato un adattamento tale da renderlo efficiente nella corsa di lunga durata.
Inoltre la capacità di correre dell’uomo ha progressivamente avuto conseguenze evolutive anche su altri aspetti (abitudini alimentari, pratiche sessuali, rapporti sociali, linguaggio).

Adattamenti evolutivi

Di fatto, la corsa è stata un mezzo per poter avviare un cambiamento funzionale rispetto ad altri primati affini, soprattutto a livello energetico.  Infatti l’uomo ha una capacità di generare forza con un significativo risparmio energetico rispetto alle scimmie, grazie principalmente ad un buon numero di tendini legati a fasci muscolari corti, alla maggiore lunghezza delle gambe (che consente una falcata più ampia a parità di frequenza di passo), alla differente forma del piede e alla diversa distribuzione delle fibre rosse (le più efficienti dal punto di vista aerobico).

A livello muscolare, per permettere all’uomo di correre efficacemente, i mutamenti avvenuti riguardano principalmente lo sviluppo della muscolatura glutea (nell’homo sapiens i glutei sono un gruppo muscolare particolarmente grande e forte) ed uno “snellimento” dei muscoli del collo (per rendere i movimenti della testa indipendenti da quelli del tronco).

La corsa fa parte della nostra storia evolutiva e solo questo basterebbe a comprendere l’importanza di tale pratica; la sedentarietà e la rinuncia al movimento, inteso come attività fisica, è un grave errore da non commettere se vogliamo restare in salute.

Definizione

La corsa, alla base della maggior parte delle attività sportive, si definisce come un’andatura composta da una serie di balzi dove, nella prima fase, un piede resta in contatto con il terreno; nella seconda fase il piede si stacca da terra insieme al resto del corpo (fase di volo), fino a che l’altro piede non tocca terra.

Cenni biomeccanici

Essendo la corsa una naturale progressione locomotoria bipodalica della camminata, l’analisi biomeccanica appare inizialmente molto simile a quest’ultima, ma ovviamente ci sono delle variabili che vanno considerate, soprattutto a seconda della velocità e del tipo di corsa che si esegue.

Camminare vs correre

La principale differenza tra la camminata e la corsa sta nel fatto che la corsa prevede la fase di “volo” in cui gli arti non sono a contatto con il terreno, mentre la semplice deambulazione (camminata) presenta un doppio appoggio dei piedi.
Maggiore è la velocità della corsa e maggiore sarà la durata della fase di volo.

All’aumentare della velocità aumenteranno anche l’impegno muscolare e l’escursione articolare, per cui un soggetto che si approccia alla corsa dovrà prima di tutto seguire un periodo di adattamento dove preparerà le strutture articolari e muscolari agli stress derivanti dalla corsa, per evitare di incorrere in eventuali infortuni.

Jogging vs running

Nella visione comune la principale differenza è nella velocità dell’andatura: il jogging si pratica correndo piano, mentre il running correndo intensivamente. Questa visione però è limitativa, la vera differenza sta nel fatto che un soggetto che pratica jogging lo fa senza alcuna finalità agonistica, semplicemente per piacere o per tenersi in forma, mentre un runner seguirà una programmazione specifica per determinati obiettivi, monitorando i tempi e le distanze percorse durante gli allenamenti.

L’appoggio del piede

Durante la corsa il piede può incontrare il terreno in maniera differente da soggetto a soggetto; i tre tipi di appoggi possibili sono:

Neutro

Primo contatto sulla parte posteriore esterna del piede, l’arco plantare si abbassa nel movimento chiamato pronazione, infine avviene la propulsione dalla parte centrale dell’avampiede.

Pronatore

La pronazione è indispensabile per una corsa armonica, ma questo movimento non deve essere accentuato per non sollecitare eccessivamente le strutture (dolori ad anche, caviglie e ginocchia).

Supinatore

La supinazione durante la corsa si ritrova in soggetti con rigidità dell’arco plantare; questo movimento porta il soggetto a correre sulla parte esterna del piede.

La corsa nell’atletica leggera

Nella disciplina olimpica dell’atletica leggera la corsa viene suddivisa in due aree:

Velocità

  • 100 m piani
  • 110 m ostacoli (maschile)
  • 100 m ostacoli (femminile)
  • 200 m piani
  • 400 m piani

Resistenza

Mezzofondo

  • 800 m piani
  • 1500 m piani
  • 3000 m piani
  • 3000 m siepi

Fondo

  • 5000 m piani
  • 10000 m piani

Oltre a queste gare, che sono effettuate sulla pista di atletica, ne esistono altre che si praticano al di fuori. Tra queste figurano la corsa campestre (10 km), le gare podistiche (tra 7 e 12 km), le maratone (42 km), le mezze maratone (21 km) e le ultra maratone (oltre i 42 km).

La scelta delle calzature per correre

Data la grande quantità di scarpe da running esistenti per ogni genere e necessità, orientarsi nella scelta delle calzature più adatte è particolarmente complesso. Occorre ovviamente dare priorità al comfort, ma bisogna anche considerare il tipo di allenamento e con quale intensità verrà praticata l’attività, oltre alle caratteristiche posturali e del piede del soggetto.

In base al tipo di utilizzo

  • Asfalto: leggere e flessibili, costruite per attutire l’impatto con superfici rigide;
  • Trail-running: progettate per percorsi sterrati, offrono maggiore stabilità e protezione;
  • Cross-training: utilizzate per allenamenti in spazi chiusi, sviluppate per garantire maggior contatto col pavimento.

In base alla postura e al tipo di piede

  • Neutre: per i runner con appoggio del piede neutrale o per i supinatori;
  • Super ammortizzate: utilizzate per un maggior assorbimento degli urti;
  • Da corsa stabili: consigliate per gli iperpronatori lievi grazie al rinforzo nell’arco dell’intersuola;
  • Controllo del movimento: per iperpronatori gravi, offrono maggiore rigidità sui talloni;
  • Bare-foot running: minima protezione dal terreno, indicate per gli amanti della corsa a piedi nudi;
  • Minimaliste: molto leggere, non rinunciano all’ammortizzazione permettendo comunque un movimento naturale.

About the author

Stefano

Sono Stefano Orefice, laureato in Scienze Motorie presso l'Università Parthenope di Napoli. Sono un giocatore di pallacanestro semi professionista in attività, Personal Trainer FIPE e Preparatore Fisico FIP. Mi occupo di fitness e di tutto ciò che concerne lo sport e l'allenamento a 360°, passione divenuta poi lavoro grazie agli studi accademici ed all'esperienza acquisita sul campo, lavorando dapprima come istruttore di sala pesi e successivamente come personal trainer e preparatore atletico di squadre giovanili di pallacanestro. Nel tempo libero amo praticare trekking con la fedele compagnia del mio dobermann 'Kaos'.

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